::Sunlit Days - Harry Potter/Ginny Weasley Fanfictions Archive
Essere Nobile
(Being Noble by Poseida9)
by Jane Rochester

Sommario: "Ho controllato sul dizionario e nobile non è la definizione giusta per me," ti dice, frustrato. "Sono solo imbranato e con la testa dura, e nessuna di queste caratteristiche è nobile."


~*~

Storia Originale: Being Noble.



~*~


La prima volta che te lo dice stai proprio in mezzo al corridoio. Gli altri studenti si affrettano verso le loro aule, ma tu non puoi pensare alle lezioni quando la tua schiena è appoggiata al muro e lui è così vicino che puoi sentire il profumo del suo sapone. Ha lo sguardo perso e scuote la testa. Vorresti far scorrere le tue dita nei suoi capelli e ti senti ridicola per questo.


"Non so perché pensi che io sia così nobile," ti dice fissando il muro alle tue spalle. Tu lo guardi, un poco inorridita al pensiero che lui possa anche solo contemplare il contrario - è il solo modo in cui te lo sei sempre descritto in testa: il Nobile Harry Potter, il Nobile Bambino che è Sopravvissuto, Il Nobile migliore amico di Ron, il Nobile ragazzo sexy.


"Harry, io -"


"Cioè," ti interrompe arrossendo leggermente, "puoi anche pensare che io sia nobile - ma non lo sono veramente."


I suoi occhi si muovono improvvisamente verso i tuoi e tu sei in trappola; vorresti rispondere, vorresti rassicurarlo, ma è impossibile quando lui ti guarda così intensamente. La tua lingua, le tue membra, la tua mente paiono pesanti. Improvvisamente, ti viene il sospetto che potresti anche non riuscire più a muoverti.


Ma lui si accorge dell'ora e impreca ad alta voce, correndo via e lanciandoti un piccolo saluto al di sopra delle spalle. Fa uno sprint svoltando l'angolo e tutto quello che puoi fare è lasciarti cadere a terra. Arriverai in ritardo per Antiche Rune, ma non te ne può importare di meno.


~*~


Ricordi perfettamente il momento in cui hai iniziato a pensare che fosse nobile - non è difficile. Non è stato quando ti ha salvato nella Camera dei Segreti; eri mezza morta all'epoca, e in seguito l'unica cosa a cui riuscivi a pensare era il suo coraggio, ma il coraggio è diverso dall'essere nobili. Tutti i Grifondoro sono coraggiosi, chi più chi meno, ma solo Harry appare davvero nobile ai tuoi occhi. Sei di parte e lo sai, ma lo sei sempre stata in fondo.


Ma questo è ciò che ti ricordi; ecco è il motivo per cui lui è tanto meraviglioso, tanto fantastico, tanto incredibile, tanto impossibile:


Ti ha sorriso una volta. Quando avevi undici anni, e stavi salendo sull'Espresso di Hogwarts per la prima volta, lui ti ha sorriso. Probabilmente neppure se lo ricorda. Probabilmente non se n'è nemmeno reso conto. Ma il tuo stomaco era così teso e tu avevi così paura di lasciare la tua mamma, che nelle ultime settimane era stata così innaturalmente gentile con te, quasi avesse paura di non vederti mai più, e avevi così paura che ti sarebbe mancato il tuo papà, il cui mento aveva tremato quando ti aveva donato un orologio babbano della sua collezione. Ai tuoi genitori non rimaneva nessuno dopo di te, e tu avevi paura che non ti sarebbe rimasto nessuno dopo di loro.


E lui ti ha sorriso proprio in quel momento - un sorriso vero, un sorriso aperto e gentile - e anche se quel sorriso non aveva risolto niente d'importante, aveva risolto tutto ciò che importante non era. Tu ti sei innamorata di lui in quel momento - non era vero amore, naturalmente; era un tipo d'amore più piccolo, più sciocco, il tipo d'amore che sembra durerà per sempre quando hai undici anni ma non quando ne hai tredici - e anche se non conta niente per gli altri, ha un valore per te.


Anche se non dovesse sorriderti mai più, quel ricordo è così vivido che ti basterà per sempre.


~*~


Sei anni dopo, ti ha sorriso molte altre volte, e ogni volta è stata meglio di quella precedente. Adesso però, i sorrisi sono diversi e tu non sai perché- E' come se avesse un segreto che non vuole svelarti, come se ci fosse qualcosa che vorrebbe che tu sapessi ma che non vuole dirti.


A cena un giorno, mentre ti sta sorridendo in quel modo, la sua mano si ritrova tra le patate del suo piatto.


La tira fuori tanto velocemente che non sei neppure sicura di averlo davvero visto, ma - sì- si sta pulendo la mano nel tovagliolo, e le sue guance sono rosse, e non ti rivolge lo sguardo per il resto del banchetto.


Ti viene da pensare che è appena successo qualcosa di importante, ma non ne sei sicura. Sotto al tavolo, il suo piede sfiora il tuo e tu odi te stessa quando ti senti arrossire.


~*~


Un pomeriggio ti ritrovi in libreria a rimettere a posto i libri negli scaffali per punizione quando lui ti raggiunge.


"Io - " è ciò che dice.


Tu trattieni il respiro. E' diventato facile parlare con lui - addirittura più facile che con gli altri - ed è frustrante che tutte le tue parole siano intrappolate dentro di te, all'incirca dove il tuo cuore sta battendo all'impazzata.


Ho lasciato tutto questo alle spalle, pensi, anche se sai che non è così. Lui non ha ancora detto niente. E' a un metro da te ma sembra sia a un centimetro.


"Volevo solo dire - " comincia di nuovo, poi si ferma e deglutisce.


Ti prego ti prego ti prego, speri dentro di te, desiderando più di quello che pensi.


"Hai bisogno di aiuto?" sputa fuori alla fine, in modo deludente. Probabilmente sei l'unica a trovare la cosa deludente, e ti senti molto giovane e molto sciocca per questo.


"No," gli rispondi, perché anche se ti senti vuota quando lui non c'è, in quel preciso istante sei così piena che hai paura di scoppiare se lui non ti tocca. Tu sai che non lo farà.


"Okay," dice, e scappa via. Ti senti senza controllo, come se non fossi te stessa, come se il tuo corpo non ti appartenesse. Cerchi di non piangere. Cerchi di non fare niente, per evitare di ritrovarti a terra, svuotata.


Non sai più cosa fare.


~*~


Qualche giorno dopo ti fa arrivare un biglietto durante la colazione. Ecco cosa c'è scritto:


Cara Ciao Ginny Allora, Ginny Per Ginny Cara Ginny,
Non so se ti va. Probabilmente no. Ma la visita a Hogsmeade è vicina.
Da Harry.


Tu speri e speri e speri, e lo guardi negli occhi. E' proprio di fronte a te. E' rossissimo e sembra sia sul punto di saltare per aria. Fai scorrere il tuo piede sulla sua caviglia, e gli sorridi, non sapendo cosa dire. Lui ti guarda disperato.


"Mi piacerebbe," senti te stessa rispondere, come se ti trovassi distante, e ti fai i complimenti da sola, perché almeno una volta nella tua vita hai detto quello che avevi in mente.


~*~


Non ti bacia subito dopo, come ti eri mezza aspettata che facesse. Non ti bacia il giorno dopo, e neppure quello dopo ancora. Quando finalmente andate a Hogsmeade, camminate dietro Ron e Hermione, che come al solito stanno discutendo. Sta nevicando. Nessuno di voi due parla.


"Vuoi la mia sciarpa?" ti chiede gentilmente, nervosamente. Tu lo guardi. Ha il naso rosso e gli occhi preoccupati.


"E mi vieni a dire che non sei nobile," lo prendi in giro, la tua voce trema. Lui scuote la testa e sorride un vero sorriso.


"La vuoi?"


"Sto bene, grazie," gli rispondi, e , tre minuti e mezzo dopo, quando lui prende improvvisamente la tua mano e non te la lascia più andare fino a che non raggiungete I Tre Manici di Scopa, comprendi che quello che hai detto è vero. Stai davvero bene.


~*~


Tre giorni dopo, sei impaziente: sei una giovane donna impaziente che ha una specie di quasi fidanzato che si dà il caso sia estremamente attraente, e gentile, e meraviglioso, così non sai che altro fare a parte acchiapparlo mentre esce dallo spogliatoio dopo la partita di Quidditch e sbatterlo contro il muro togliendoli il respiro con i tuoi baci.


Avevi paura della sua reazione - eri terrorizzata che avesse inteso tutto sotto forma di amicizia ma non sopportavi l'idea di chiederglielo - ma anche se per un certo periodo di tempo sembra immobile, inizia a rispondere al bacio e tu dimentichi tutto. Quando le sue labbra si spostano sul tuo collo, vorresti che durasse per sempre: le sue mani sulla tua vita, il suo corpo contro il tuo, il suo respiro contro la tua pelle.


Sai che deve finire, ma non sai come smettere; e così è solo quando senti dei passi che ti stacchi da lui, non ricordando come si fa a respirare.


"Ehi, che state facendo? Seamus ha portato un po' di Firewhiskey nella Sala Comune e lo divide con gli altri!" urla Dean Thomas dal fondo del corridoio, senza accorgersi di niente. Sta trasportando un mucchio di bicchieri. Pensi che dovresti aiutarlo e speri che Harry non si offra volontario.


Ma è proprio ciò che fa.


~*~


Più tardi, nella Sala Comune, stai parlando con Lavanda Brown dell'ultimo numero di Teen Witch quando capisci che è vicino a te, il suo respiro colpisce il tuo collo.


"Ciao, Harry!" Lavanda dice allegra. "Come stai? Fantastica presa, quella di oggi."


"Sì, grazie," le risponde. "Ginny, posso parlarti?"


"Er, certo," dici. Ti prende per un braccio e ti porta lontano dalla folla, in quella piccola alcova sotto le scale che portano al dormitorio delle ragazze. Improvvisamente, è come se le tue budella fossero scomparse.


"Così... volevo solo dirti," incomincia lentamente, e poi si ferma. Il tuo mal di stomaco si intensifica. Lui impreca e si passa una mano tra i capelli.


"Harry -" lo sproni disperata.


"No - no, aspetta," risponde. "E' solo che non so mai come iniziare. Cerco sempre di provarti a dire queste cose ma non so mai da dove cominciare."


"Se vuoi, puoi anche partire dalla fine," gli dici. Lui ti guarda, confuso.


"Cosa?"


"Puoi anche solo dire la parte importante. Non devi per forza partire da qualcosa."


Egli emette un piccolo "Oh," poi ti guarda dritto negli occhi.


"Ti voglio baciare ancora," è ciò che dice. Suona diverso nella realtà da come suonava quando sognavi ad occhi aperti che lui ti dicesse queste parole - è meglio, certo, ma allo stesso tempo è peggio.


Tutto ciò che puoi rispondere è, "Huh?"


Lui sorride un poco.


"Ti voglio baciare ancora," ripete. "Voglio baciarti finché non mi cadranno le labbra." Si allarma nel sentire come suona la frase. "Non letteralmente," aggiunge.


"Va bene," rispondi.


"Cosa?"


"Voglio dire, va bene, puoi baciarmi ancora," gli spieghi. "Se vuoi puoi baciarmi anche finché non ti cadranno le labbra."


E lo fa. Qualcosa dentro di te si spezza in modo meraviglioso, o forse sarebbe meglio dire che esplode.


~*~


Ricordi quando avevi dieci anni e avevi detto a tua madre che volevi sposare Harry Potter, e il modo in cui lei aveva sorriso con un briciolo di nostalgia dicendoti che tutto era possibile.


Ricordi anche quando a quindici anni hai detto a tua madre che volevi sposare Harry Potter e lei non comprese che questa volta era diverso. Doveva saperlo, ma comunque disse che era meglio se rinunciavi a lui per un po' di tempo. Non avevi saputo spiegarle che avevi già rinunciato a lui, dolorosamente, molte volte, e che adesso non sapevi più come fare. Le cose erano cambiate.


Quello che sentivi per lui allora era così poco, pensi - era un sentimento così pallido se confrontato con quello che senti adesso. All'epoca, al massimo i tuoi nervi vibravano, adesso invece bruciano.


E senza volerlo, una sera in un ripostiglio per le scope, dici anche a lui tutto questo. Ti esce dalla bocca anche se cerchi di trattenerti, e lui ti bacia sulle labbra, e poi sul mento, e quindi nell'incavo della gola, e ti sussurra che sa quello che provi, che anche lui prova lo stesso.


Tre notti dopo ti dice che ti ama.


Tu non sai cosa dire, sapendo che non l'ha mai detto a nessuno prima. Non sai come fare a racchiudere tutto ciò che provi per lui in poche parole, ma avesti lo stesso problema anche con mille. Il suo respiro è musica per le tue orecchie, e tu dici quelle parole - quelle tre, piccole, classiche, ridicole parole - nel suo collo mentre lo stringi tra le braccia desiderando solo di non lasciarlo andare mai più.


~*~


Gli parli anche del tuo amore per la poesia babbana, e lui ti chiede di prestargli un libro, così lo fai - un libro di Edna St. Vincent Millay, una copia rovinata che tuo padre ha trovato qualche tempo fa al lavoro e a cui ha tolto l'incantesimo che faceva parlare chi lo possedeva in rime giambiche pentamere - e pensi che tanto non lo leggerà, ma un paio di notti dopo, il giorno di San Valentino, si siede proprio di fianco a te nella Sala Comune e te lo restituisce. Lo guardi fredda; avete litigato il giorno prima, quando lui era arrabbiato per via della guerra e tu l'hai avvicinato al momento sbagliato. Non avete più parlato da quel momento.


"C'è un verso che mi piace qui," dice con difficoltà, indicandotelo. Tu lo apri alla pagina segnata e leggi il poema, aspettandoti qualche meravigliosa frase d'amore o di eternità o di qualcosa di ugualmente romantico.


Il poema è "Euclide Solo Ha Visto la Vera Bellezza."


"Grazie tante, Harry," gli dice, sarcasticamente.


"Non è questo ciò che intendo." Lo guardi cercando di farlo continuare, e dopo un minuto di silenzio, lo fa. "Intendevo il verso sugli eroi. Eccolo. "'Oche/ Farfugliano e sibilano, ma gli eroi cercano la libertà/ Dalla polverosa schiavitù verso l'aria luminosa.' Questo è quello che sento ogni tanto, e, qualche volta sento che tu sei - er - la mia aria luminosa. Non capisco veramente quella parte, ma penso sia quello che intende. Volevo dirtelo, perché so che a volte mi comporto come un cretino."


Ma un cretino meraviglioso, pensi, e poi lo baci.


~*~


Una notte ha un incubo. Tu non sai come comportarti. Sai che non significa niente, sai che Voldemort se ne è andato, sai che Harry è al sicuro, che la tua famiglia è al sicuro - ma è difficile ricordarselo quando lui si sta rivoltando nel letto. Non puoi avvicinarti a lui e neppure allontanarti. Provi di nuovo quella sensazione di non essere padrona del tuo corpo e tutto ciò che puoi fare è sussurrargli gentilmente nell'orecchio e accarezzare la sua cicatrice, il cuore che ti martella in petto quando senti quella specie di saetta pulsare sotto le tue dita. Lui ti dà un calcio alla caviglia e sai già che domani ti si vedrà il livido. Lanci un incantesimo di Silenzio attorno al letto in modo da non svegliare nessuno, e poi giaci lì, preoccupata, per un tempo che pare infinito. Alla fine torna la calma e lui ricomincia a dormire pacificamente. La tua caviglia fa ancora male.


Al mattino lui ti guarda e dai tuoi occhi stanchi capisce quello che deve essere successo durante la notte.


"Non devi per forza rimanere," ti dice. "Non sono stupido, lo capisco."


Ma lui è stupido, e non capisce veramente, così tu scuoti la testa e lo prendi tra le braccia stringendotelo al petto, meno spaventata di lividi e incubi di quanto tu non sia di perderlo.


~*~


Tempo dopo, in estate, quando le sere sono lunghe e tu continui ad amare la sensazione delle sue labbra sulle tue anche se le hai già sentite milioni di volte, te lo chiede di nuovo, mentre giacete insieme, tu che usi il suo braccio come cuscino.


"Non so perché pensi che io sia nobile." Ti volti verso di lui e sorridi, il volto nascosto nel suo collo. "Cioè, tu dici sempre che lo sono, ma non è vero. Non faccio niente di speciale."


"Ti amo," sussurri.


"Questa non è una risposta," lui risponde, infastidito.


"Lo so," continui. "Non so come spiegartelo. Penso solo che tu sia la persona più nobile che conosco."


"Ho controllato sul dizionario e nobile non è la definizione giusta per me," ti dice, frustrato. "Sono solo imbranato e con la testa dura, e nessuna di queste caratteristiche è nobile."


"Ti fa stare male il pensiero che le altre persone siano tristi o arrabbiate," provi a farlo ragionare, tracciando dei cerchi sulla sua spalla e cercando le parole più giuste per spiegargli quello che intendi.


"Solo te," ti risponde, con quella voce deliziosa che ti fa venire i brividi lungo la schiena. "Non mi piace vedere te triste."


"L'altro giorno hai comprato a quella bambina un nuovo gelato quando lei ha fatto cadere il suo."


"Non è la stessa cosa."


"Sì, che lo è."


"Ginny -"


"Harry, sei impossibile."


"Perché pensi che io sia nobile?" ti chiede di nuovo. "Se è solo perché vuoi essere gentile, va bene ugualmente. Dimmi pure la verità."


Ti blocchi per un momento. Cosa c'è da dire? La luna illumina il suo viso, creando un intrico di ombre e luci. Senza i suoi occhiali, i suoi occhi non riescono a mettere bene a fuoco. Il suo cuore batte sotto le tue dita, e tu ami ami ami questo uomo, e vuoi stare con lui per il resto della tua vita, e probabilmente anche oltre.


E' nobile - tu lo sai, è un fatto che conosci bene quanto il tuo nome - ma non sai come spiegarglielo.


Eri abituata a credere che questo fosse tutto ciò che era; ora sai che è solo una piccola parte di lui - ma questo rende solo più difficile, trovare le parole per farglielo capire.


"Una volta, hai sorriso."


"E' una pessima risposta, Ginny," ti dice, voltandosi per lanciarti un'occhiataccia.


"E' la verità!" esclami. "Hai detto che potevo dirti la verità. Non ho mai detto che la verità fosse così importante."


E non lo è. Hai raccontato tutte le parti belle della storia - non i litigi, gli incubi, non i pianti - ma il fatto è, che le parti belle sono quelle che contano alla fine; qui, con lui accanto, i momenti belli quasi ti travolgono. I finali felici, pensi, non c'entrano niente con le parti brutte della storia - c'entrano solo con il fatto di avere avuto abbastanza momenti belli da farti pensare che sia valsa la pena di aver vissuto anche quelli brutti.


Gli dici tutto questo e lui non ti crede.


"E' ridicolo. Non hai mai risposto alla mia domanda."


"Sì, invece!" Sei delusa - tutto quel pensare per niente? (Eppure come può essere niente quando lui è ancora qui, che ti stringe, che ti bacia, che ti ama? Sai che sei sciocca in questo momento, ma non te ne importa.)


"Dormi," ti dice infastidito.


"Non prendo ordini da te," gli rispondi stuzzicandolo.


"Dormi, lo stesso," replica avvicinandosi a te , abbracciandoti e appoggiando il suo viso alla tua spalla. Tu rotei gli occhi: può anche essere nobile, ma russa in modo terribile.

~*~
FINE




~*~

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