::Sunlit Days - Harry Potter/Ginny Weasley Fanfictions Archive
Qualcuno Importante by Myriam

Sommario: Cosa farà Harry quando Voldemort ucciderà qualcuno importante per il suo mondo? Storia originale di Potter47.


~*~

Storia Originale: Someone Important di Potter47.

~*~

Harry percorse silenziosamente la strada deserta. Era strano vedere quel posto così vuoto; c'era sempre stato un tale trambusto e tanta animazione.

Harry non udiva un singolo suono; nessun sussurro seguì lui o la sua cicatrice, nessuna strega stava davanti ai negozi a presentare prodotti.

Diagon Alley sembrava una città fantasma, ma non con veri e propri fantasmi. Era completamente e totalmente abbandonata.
Harry superò Olivander, e richiamò alla memoria la prima volta che aveva incontrato il signor Olivander, prima del suo primo anno.

"E' la bacchetta che sceglie il mago, lo ricordi. Credo che da lei dobbiamo aspettarci grandi cose, signor Potter...Dopo tutto, Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato ha fatto grandi cose...terribili, è vero, ma grandi".

Harry gettò uno sguardo alla bacchetta che aveva in mano. Era veramente sciocco; solo un bastoncino di undici pollici, con una piuma all'interno. Cosa la rendeva così speciale, cosa la faceva l'unica che potesse...?

Harry scosse la testa. Non era la bacchetta, dopotutto. Era la dannata profezia.

Harry continuò la sua apparentemente infinita escursione. Non sapeva dove realmente stesse andando. Sapeva soltanto di dover continuare a camminare e che qualunque forma di vita ci fosse stata in quella strada lo avrebbe trovato.

"Non vado in cerca di guai. Di solito sono i guai che trovano me". Harry ricordò di averlo detto, sebbene non ricordasse quando o perchè lo stesse pensando proprio in quel momento.

Magari era a causa di...

"Ciao, Harry" disse sommessamente il guaio dietro di lui. Beh, tecnicamente 'il guaio' non disse niente. Ma questa persona aveva trovato Harry, e quello che ne sarebbe seguito poteva essere solo qualcosa di seccante.

Harry non disse niente, si voltò silenziosamente e fronteggiò l'uomo che aveva ucciso i suoi genitori.

"Oh, Harry," disse Voldemort ammonendolo "Ci conosciamo da anni! Non mi merito un ciao?" Il Signore Oscuro fece il suo malvagio, sgradevole sorriso. Se un sorriso potesse essere acuto, il suo lo sarebbe, per abbinarsi alla sua terribile voce.

"Non ti meriti niente." disse Harry freddamente, alzando la sua bacchetta.

"Oh, mi stai per uccidere, Harry? Pensi realmente che lascerei che accadesse? Lasciare che tu, un semplice ragazzo, mi uccida?" Emise la sua malvagia, sgradevole risata. Questa era acuta, decisamente. "Dammi un po' di fiducia, almeno."


"Non meriti alcuna fiducia." disse Harry, non sapendo che altro dire.

"Bene," disse Voldemort, che era rimasto fino a quel momento in piedi appena un metro dietro Harry, ma ora indietreggiò di tre lunghi passi. "Ma devi ammettere che merito un po' di credito per questo."

Schioccò le sue lunghe dita e ,con un rumore secco, Diagon Alley sparì proprio davanti agli occhi di Harry. Gli occhi gli si allargarono quando comprese dove i due si trovavano ora.

"Madama Piediburro?" borbottò non capendo. Non aveva intenzione di farsi sentire da Voldemort, ma ovviamente lui aveva sentito.

"Si, Harry." disse afferrando la maniglia con la sua lunga mano ragnesca. "Ho l'impressione che tu lo riconosca."

Tenendo la porta aperta, Voldemort condusse Harry all'interno. Harry pensò inutilmente a quanto strano sarebbe vedere il Signore Oscuro e Harry Potter seduti a prendere il tè.

Mentre passeggiava per il negozio, Harry sbattè le palpebre. Perchè ci sono le decorazioni di S. Valentino? Non è S. Valentino. Abbandonò l'idea, ragionando che non sapeva come apparisse il negozio quando non era il giorno di S. Valentino.

"Oso dire anche," disse Voldemort, camminando nel negozio affollato- nessuno sembrava notare la sua presenza o quella di Harry- "che riconosci anche questi due." Indicò una coppia al centro della stanza seduta ad uno dei tavolini circolari, un angioletto la stava tempestando di coriandoli rosa.

Harry seguì il lungo dito per vedere Cho Chang che rideva per qualcosa che Harry non aveva sentito. Comunque, davanti a lei sedeva qualcuno che Harry aveva visto nei...beh. Nei sogni.

"Cedric," sussurrò Harry, e questa volta o Voldemort non l' aveva sentito o si comportò come se non l'avesse fatto.

"Mm?"disse Voldemort riportando l'attenzione di Harry all'assassino che aveva vicino. "Li riconosci, giusto?"

"Si." disse Harry piano.

"Anch'io. Riconosco questo qui," indicò Cedric " per un certo scontro avvenuto in cimitero che una volta abbiamo condiviso. E riconosco lei, " indicò Cho "per un numero incommensurabile di fantasie dentro la tua testa."

"Cosa?"domandò Harry bruscamente. "Hai spiato i miei sogni?"

"No," disse Voldemort ridacchiando perfidamente. "Ma so indovinare dannatamente bene, non trovi?"

Harry lo guardò torvo.

"Dunque è vero? Eri innamorato di lei? Onestamente non posso biasimarti: è una dellè più carine che io abbia visto da molto tempo. Non sono adorabili le lentiggini?"

Harry non diede la grazia di rispondere a questa asserzione, ma rimase semplicemente in silenzio. Voldemort lo prese come una risposta affermativa.

"Si, credo che le volessi bene. Ma ora non più, giusto?"

Harry lo ignorò, allontanandosi. Forse posso tornare a scuola, dirlo a Silente o qualcos'altro. Si avviò verso l'uscita.
"Dato che non le vuoi più bene... sicuramente non ti importerebbe se io... mi sbarazzassi di lei?"

La testa di Harry si voltò di scatto, ed egli si fermò di colpo sui suoi passi.

"Cosa?"

"Dunque, certamente non c'è più bisogno di lei? E non pensi che sarebbe come farle un favore? Tirarla fuori dalla sua tristezza?"

"Tu non puoi- non puoi ucciderla." disse Harry

"Oh, io posso." disse Voldemort gelidamente, sorridendo.

"No!"

Voldemort alzò la sua bacchetta, la puntò verso di lei e disse: "Avada Kedavra!"

"No!"

Il lampo di luce verde, tuttavia, passò attraverso Cho e alla fine scomparve nel nulla.

Voldemort rise di cuore, ma ovviamente senza sentimento. "Stupido ragazzo. Siamo nel passato, Potter. Queste persone, queste coppie, si sono almeno accorte che siamo qui? No. Perchè non siamo qui. Non fisicamente, comunque."

Harry esalò il fiato che non aveva realizzato di stare trattenendo.

"Ma ciò non significa che io non la possa uccidere."

"Che intendi dire?"

Voldemort non rispose. Alzò semplicemente la mano- la destra, quella senza bacchetta- e schioccò le dita ancora una volta.

Crack!

"E posso uccidere anche lei. Dopotutto è colpa sua se tutto quanto è iniziato."

Harry vide Sibilla Cooman,singhiozzando sul suo baule nella sala d'ingresso l'anno precedente, quando la Umbridge l'aveva licenziata.

Crack!

"E non significa che non possa uccidere lui."

Harry vide il professor Lupin, seduto solo in una poltrona nel covo di Grimmauld Place. Teneva in mano una foto e singhiozzava. Harry non aveva bisogno di indovinare chi ci fosse nella foto.

"Lunastorta..."disse Harry quietamente.

"Poetico,non è vero?" disse Voldemort, alzando la sua bacchetta. "Nessuno può aiutare il lupo piangente..." Ma invece di maledire l'uomo, schioccò le dita .

Crack!

"O," disse Voldemort "posso uccidere lui."

"Hagrid!" disse Harry cercando in un qualche modo di attirare l'attenzione del suo amico.

"Quel che sarà sarà, e lo affronteremo quando è il momento." lo sentì dire Harry.

"Oh, si " disse Voldemort rivolgendosi ad Hagrid che non poteva sentirlo "lo affronterai quando sarà il momento. E arriverà presto, non dimenticare."

Crack!

"Vuoi che uccida lei?"

Harry vide Luna Lovegood, Il Cavillo per terra davanti a lei, i capelli biondo sporco sobbalzavano, la sua bacchetta per poco non le cadeva da dietro l'orecchio mentre rideva istericamente per la battuta di Ron. Harry non si ricordava quale fosse la battuta, ma ricordava le sue risate.

"Che divertente!" disse lei.

"No,"disse Harry sommessamente, scuotendo la testa. Non è divertente ora, pensò.

Crack!

"Loro?"

I gemelli Weasley stavano costringendo Montague ad entrare dentro l' Armadio Svanitore al primo piano, ridendo per l'espressione del ragazzo.

"No."

Crack!

"Lei?"

La signora Weasley stava canticchiando mentre sferruzzava una "R" su un maglione marrone.

"NO."

Crack!

"Lui?"

Il signor Weasley balzò indietro per la piacevole sorpresa quando accese l' interruttore di una lampadina fluorescente che splendeva con vivacità.

"NO!"

"Lei?"

La professoressa McGranitt. Quattro Schiantesimi le colpirono il petto.

"NO!"disse ancora Harry, cercando di scappare di nuovo. Sfortunatamente, ora si trovava in cima alla Torre di Astronomia, e cadde dritto oltre il parapetto.

Crack!

Atterrò sul suo manico di scopa durante il suo terzo anno. "Lily prendi Harry e scappa!"

"No,"disse Harry cadendo dalla scopa in un impeto di sventatezza.

"Lo sai che li ho uccisi..."

Crack!

"Che ne dici di lui?"

Harry atterrò di nuovo, ma questa volta nel suo banco, all'ora di Storia della Magia, appena la settimana precedente. Ron gli sedeva affianco, stava mordendo la metà arancione di una Pasticca Vomitosa per evitare quella che poteva essere la peggiore lezione che avessero mai dovuto sopportare, eccetto Pozioni e le lezioni della Umbridge.

"NO!" Harry disse di nuovo,urlando ora.

Crack!

"Non ti dispiace se mi sbarazzo della tua cara Mezzosangue, vero?"

Harry, che improvvisamente stava in piedi nei sotterranei, cadde instabile sul pavimento. Hermione era di fronte a Piton.

"Non vedo alcuna differenza,"disse quest'ultimo .

"Bella questa, Severus." osservò Voldemort tranquillamente, alzando la sua bacchetta verso Hermione e i suoi denti eccessivamente lunghi. "Purtroppo dovrò uccidere anche te, sleale pezzo di-"

Improvvisamente Hermione corse fuori dalla stanza, prendendo Voldemort alla sprovvista. Egli si prese beffa di Piton ancora una volta, e schioccò le dita.

Crack.

La camera era mortalmente silenziosa. Non si udiva suono e Harry sentì che quel silenzio lo stava per schiacciare. Aveva almeno udito lo schiocco? Non era stato sonoro come gli altri, questo era certo, e Harry pensò che era perfettamente possibile che lo avesse immaginato. Non poteva neanche ricordare cosa volesse dire udire, quel posto era talmente silenzioso. Crollò per terra, la testa tra le mani, singhiozzando silenziosamente.

"Oh, non piangere, Harry Potter," disse Voldemort aspramente.

"Ti odio. Ti odio. TI ODIO!"

"Povero me, non ho mai saputo come ti sentissi..."disse Voldemort beffardo. "Sul serio, Potter, sembra che tu ti stia lasciando col tuo ragazzo. Alzati."

Harry si alzò. Si rimise in piedi vacillante, arretrando leggermente. Voldemort sorrise per la sua debolezza.
Improvvisamente, Harry si slanciò sul Signore Oscuro, afferrandolo per il collo, sbattendolo all'indietro e la sua lunga bacchetta sfuggì dalla sua presa.

Harry era sopra di lui, schiacciandolo per terra. Voldemort non sembrava lottare a sua volta, e respirava con affanno sotto la stretta di Harry.

"Cosa farai, Harry Potter," ansimò Voldemort placidamente "quando ucciderò qualcuno importante per il tuo mondo?"

"SONO TUTTI IMPORTANTI!" gridò Harry. "SIRIUS ERA IMPORTANTE!"

"Controllati," sibilò il Signore Oscuro "o sveglierai la nostra ospite."

Ospite?

"Harry...oh, Harry...ho cercato di dirtelo a colazione,ma..."
Ginny? Che stava facendo qui? E dov'era qui?
Harry tenendo salda la presa sul collo del Signore Oscuro, si guardò intorno per la prima volta.

Si ritrovò nell'ingresso di una sala molto lunga, debolmente illuminata. Pilastri di pietra torreggianti, formati da altri serpenti avvinghiati, si levavano fino al soffitto, perdendosi nel buio e gettando lunghe ombre nere nella strana oscurità verdastra che avvolgeva il luogo.

La Camera dei Segreti.

"Cosa farai quando ucciderò qualcuno importante per il tuo mondo?" disse Voldemort di nuovo, con più forza. "E non dirmi che ognuno è importante. Non sono niente. Niente per il tuo mondo."

"LO SONO!"

"Ma lei lo è," continuò Voldemort, accennando a Ginny, che si era alzata tremante e si stava spostando verso di loro adesso.

"Harry?"disse incerta."Che ci fai qui?"

Harry non poteva rispondere. Stava diventando sempre più difficile trattenere Voldemort. Quest'ultimo stava riacquistando le forze, dibattendosi.

"Harry che ci fai nel mio sogno?"chiese Ginny ansiosamente."Che ci fai qui?"

Voldemort lanciò Harry lontano da sè, spedendo il ragazzo volando verso Ginny. Ridendo, il Signore Oscuro raccolse la sua bacchetta e mirò verso di lei.

"Harry Potter, cosa farai ?"

"NOOOOOO!" urlò Harry. "Prendi me! Uccidi me piuttosto!"

"Cosa farai?"

"NOOOOOO!"

"Harry! Harry svegliati!" disse un Neville Paciock molto spaventato, di fianco al letto di Harry.

Gli occhi di Harry si aprirono di scatto. Era nel suo letto a baldacchino, a Hogwarts. Torre Grifondoro. Era stato solo un sogno. No, non era vero. Non era stato solo un sogno. Era più di quello, Harry lo sapeva.

"Stai bene?" chiese Neville preoccupato. Respirava affannosamente come se fosse appena fuggito per salvarsi la vita.

"Si," disse Harry, annuendo leggermente, calmandosi. Si rigirò nel letto e lasciò che il suo piede toccasse il pavimento. "Ti sei svegliato solo tu stavolta?" chiese, sorpreso di sentire il solito russare di Ron.

"Ero già sveglio."spiegò Neville. "B-brutto sogno."

"Oh."

Sedettero in silenzio per qualche momento. "Hai avuto un incubo?" chiese Neville.

"Si." disse Harry semplicemente.

"Non... reale?" chiese Neville ansiosamente. "Tu-Sai-Chi non era... nella tua testa, giusto?"

"Io-"iniziò Harry, ma si interruppe, insicuro. "Non lo so proprio."

Nevillè deglutì visibilmente.

Harry si alzò e afferrò la sua vestaglia, gettandosela addosso.

"Dove vai?" chiese Neville, come se fosse preoccupato che Harry stesse per andare a farsi uccidere da Voldemort.

"Devo vedere qualcuno." disse Harry frettoloso, dirigendosi verso la porta.

La aprì e Neville disse "Ma sono le tre del mattino! Nessuno sarà sveglio."

Harry scosse la testa. "Lei è sveglia."

"Lei? Chi-"

Ma Harry se n'era già andato.

Harry praticamente corse nella sala comune, dove sapeva di dover andare. Lei era sveglia, lo sapeva. Aveva bisogno di vederla, di parlarle. Subito.

"Ginny," disse, entrando nella sala comune e scorgendo subito i capelli rossi di colei che sedeva sul pavimento vicino al fuoco quasi spento.

"Harry," disse lei, non suonando per niente sorpresa nel vederlo. Infatti non si voltò neppure, ma fissava il fuoco morente.

Harry si avvicinò velocemente a lei, sedendole affianco sul pavimento.

"L'hai sognato anche tu," Ginny disse semplicemente, sapendo già la risposta.

"Si." disse Harry, spostandosi in modo che fossero seduti spalla contro spalla.

"Cosa pensi che voglia dire?"

"Lo sai che vuol dire." disse Harry sicuro.

Ginny sorrise forzatamente."So cosa io penso che voglia dire. Ma ogni notte, tu vieni qui giù e dici che so che significa. Ma non mi dici mai cosa tu pensi che voglia dire. Quindi come possiamo sapere che stiamo pensando la stessa cosa?"

"Noi lo facciamo."

"Lo so."

Fissarono le braci ed esse impiegarono molto più tempo di braci ordinarie per consumarsi. Le guardarono per quelle che furono veramente ore, ma che sembrarono solo minuti. Le loro spalle continuavano a toccarsi e nessuno dei due si mosse in alcun modo.

Finalmente il lungo, piacevole silenzio fu rotto. Parlarono entrambi nello stesso momento, dicendo esattamente la stessa cosa, ed intendendo esattamente la stessa cosa:

"Allora che faremo?"

FINE



~*~

[Recensioni - 15] [Lettori: 425]


Recensisci Questa Storia


Nome:
Recensione
Rating?