Storia Originale: Four Minutes.
11.08
Strofina i piatti con un po' più di forza del necessario, come se l'azione in qualche modo potesse aiutarla ad allontanare la mente da tutto il resto.
Il matrimonio è stato fantastico. Alla fine, è stata contenta che sia stato celebrato: anche se per poche ore le ha fatto dimenticare tutta la tristezza e la rovina che stanno vivendo.
Fleur era bellissima e Bill non era mai apparso così felice. E' davvero incredibile come ci si possa scoprire felici anche in tempi duri come questi, quando lei è la prima a sentirsi sul punto di crollare ad ogni momento. Resiste sempre, però.
Crollare non è permesso, ricorda a se stessa. In fondo c'è appena stato un matrimonio.
Quante sedie vuote, però!
Ne ha contate sedici. Sedici persone che avrebbero dovuti esserci, e che invece non c'erano. Lì sì che le lacrime avevano quasi vinto. Ma poi era riuscita a superare anche quel momento di sconforto ed aveva sorriso per tutto il resto della cerimonia e anche durante il ricevimento.
Adesso tutti dormono. Tutti, eccetto lui.
11.09
Harry Potter.
E' da diciassette minuti che se ne sta fuori sul portico e le sembra che il cuore le si spezzi un poco di più ogni volta che alza gli occhi e lo vede lì da solo, così solo, ma con nessuna intenzione di voler cambiare la sua situazione.
Ginny sospira e rinuncia ad ogni pretesa. Buttando lo strofinaccio nel lavandino, lancia un'occhiata alle sua mani insaponate, cercando di ricordare cosa provava quando Harry gliele stringeva, cercando di ricordare cosa provava quando Harry non evitava il suo sguardo.
Sa bene che era destino che finisse così. Lui è l'eroe, dopo tutto, e gli eroi camminano sempre soli.
Un po' lo odia per questo.
Fuori sta iniziando a piovigginare e si chiede quando inizierà a piovere davvero.
"Ciao, Ginny," Harry la accoglie quando esce sul portico. Non la guarda, però, ed è tutto quello che lei invece desidererebbe.
"Ehi," gli risponde sorridendogli e sedendosi accanto a lui. Vicina abbastanza da sentire quanto è teso, ma non vicina abbastanza da toccarlo. Odia tutto questo, ma entrambi fanno finta di non accorgersene. Fingono su un sacco di cose ormai, e rendendosene conto si sente improvvisamente molto bambina. "Che fai ancora in piedi?"
"Potrei chiederti la stessa cosa."
"Stavo lavando i piatti," gli risponde semplicemente. "Avresti anche potuto aiutarmi." Cerca di tenere lontano dalla sua voce il tono accusatorio.
Lui ride un poco e replica. "No, non potevo. Non potevo proprio."
11.10
"Non senti freddo?"
La domanda è chiesta in modo molto pacato così come tutto è stato durante l'estate. Tranquillo, silenzioso. Non riesce a ricordare altro che il silenzio. Si chiede vagamente se sarà sempre così. Lui non risponde e si guarda le scarpe invece. Sono sporche e infangate, e lei si chiede come sia successo visto che non piove ancora.
"Il matrimonio è stato bello," lui le dice, dopo una pausa.
"E' vero," concorda lei.
"Tu eri bellissima," le dice dolcemente, guardandola. Ginny ne è sorpresa; è come se non avesse incontrato i suoi occhi per tutta l'estate. L'attimo passa, però, e lui torna a guardare davanti a sé la pioggerellina che cade incessante.
"Grazie," gli risponde, anche se in ritardo.
I suoi occhi si alzando verso di lei e annuisce. Continuano a fare finta che tutto vada bene. Odia che debbano fare finta.
E' da bambini e sciocco, e non ce la fa più a sopportarlo. C'è una parte di lei che vorrebbe urlare, ma sa bene che il silenzio non deve essere spezzato. E' tutto quello che hanno, alla fine.
"Vieni dentro?" gli chiede, anche se sa già la risposta.
"No." Sempre no.
Ginny resta immobile per qualche secondo, cercando qualcosa da dire.
11.11
Si accorge che Harry sta guardando il suo orologio, e in un istante si ricorda di qualcosa. Sa che è una stupidaggine, e si chiede addirittura perché mai a lui dovrebbe importare una cosa del genere, ma sente che deve dirla. In fondo, per certi versi, non sono molto più che bambini. Forse possono far finta che niente sia veramente cambiato.
"Sono le undici e undici," dice, sentendosi una stupida. "Bisogna esprimere un desiderio."
Harry scoppia a ridere e si gira verso di lei.
Succede così in fretta che in seguito, non è neppure certa che sia successo davvero. Le sua labbra sono su di lei, e c'è una fretta in loro che non c'era mai stata prima. Le dita di Harry premono leggermente sul suo polso, e Ginny si sente viva per la prima volta dopo così tanto tempo mentre lui l'accarezza. Ha le labbra screpolate e secche, e non può fare a meno di chiedersi se per Harry lei ha sempre lo stesso sapore. "Ginny," sussurra, e può sentire il movimento delle sue labbra contro la sua pelle.
E poi lui si allontana, e il suo sguardo è di nuovo altrove. Ginny si chiede se non ha immaginato tutto. Ma no, il respiro di Harry è accelerato e le sue mani sono strette in pugni.
Incerta, solleva una mano verso le labbra. Harry vede il movimento e le cattura il polso. Il suo pollice le accarezza la pelle, proprio al di sopra del battito del suo cuore... e la sta guardando. Forse è questo il momento giusto per rompere il silenzio.
"Harry," inizia. Ma poi-
"Ho cambiato idea," le dice bruscamente, e si volta per andarsene. Le ci vuole un secondo per capire quello di cui sta parlando. Ma non ha importanza, perché se ne sta andando, e lei non sa come fare a fermarlo.
"Che desiderio hai espresso?" gli chiede, più per avere qualcosa da dirgli che per vera curiosità.
Lui si ferma alla porta, come se stesse ricordando qualcosa. "Calzini," le risponde, con uno strano sorriso divertito. " I calzini non bastano mai."
E poi se ne va, e lei è da sola, con i suoi pensieri che divagano dai piatti, ai desideri, alla pioggia, ai calzini.
11.12
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