Non era innamorato di lei.
E come avrebbe potuto esserlo? Era stato concesso loro così poco tempo per stare insieme. Ricordava ogni tocco della sua mano, ogni balenio dei suoi capelli, e più di tutto ricordava la pace che gli aveva donato in quelle poche settimane.
Harry guardò il soffitto, ascoltando il russare di Ron poco distante da lui. Hermione si mosse nel sonno sul divano, borbottando qualcosa riguardo a Won-Won. Fece uno sforzo per non scoppiare a ridere.
Quand'è che questi due si sarebbero decisi? Pensava ci fossero stati progressi dopo un anno trascorso a farsi ingelosire l'un l'altro, ma sembrava proprio che fossero destinati a danzare quella loro strana danza ancora per qualche tempo.
I suoi pensieri lasciarono i suoi due migliori amici addormentati nel soggiorno dei gemelli.
Fred e George avevano offerto al trio il loro appartamento per qualche giorno, principalmente per allontanarli dall'occhio vigile della signora Weasley. L'eterna madre di ogni essere umano nel raggio di cinquanta chilometri aveva scoperto i piani di Harry e dei suoi migliori amici e non ne era stata molto entusiasta.
Quando le urla erano finite- e Harry aveva omai i timpani che gli sanguinavano- i gemelli l'avevano preso da parte e gli avevano chiesto se gli andava di aspettare il treno per Hogwarts a Londra. Hermione non si fidava troppo delle loro intenzioni, ma Harry sapeva che era un altro modo per ringraziarlo di averli aiutati ad avviare la loro attività.
Il sonno era più elusivo del solito ultimamente. Con così tante cose a cui pensare, con così tante strade che gli si paravano davanti, non c'era niente che riuscisse a dargli un po' di pace, neppure nel cuore della notte. A volte, si metteva a lavorare nel negozio dei gemelli, spostando scatoloni, o riempiendo gli scaffali, con l'unico scopo di stancarsi talmente tanto da non avere più energie alla sera. Allora forse sarebbe riuscito a dormire.
Il soggiorno alla Tana era stato un inferno. Ginny era là, i suoi occhi infuocati a dirgli che non ce la faceva a lasciarlo andare tanto facilmente, e quel suo profumo che lo tormentava in ogni angolo della casa. Si era comportata da amica, aveva parlato e riso con loro ogni volta che non aveva dovuto aiutare sua madre. Ma c'era qualcosa tra Harry e Ginny, delle parole non dette che risuonavano più forte di ogni parola gridata.
E neppure lui riusciva a lasciarla andare. Voleva solo proteggerla. Una volta terminato il suo compito, sarebbe tornato da lei. Harry aveva bisogno di credere che lei lo avrebbe aspettato.
Sospirando, si rese conto che Ginny Weasley aveva trascorso gran parte della sua vita ad aspettarlo. Anni spesi ad ascoltare storie - la maggior parte delle quali inventate - sulla sua prima eroica impresa contro Voldemort. Anni spesi a soffrire per un ragazzo che non aveva idea di come comportarsi di fronte all'idolatria. E infine, mesi trascorsi ad aspettare che anche lui capisse di volerla con la stessa intensità con cui lei voleva lui.
E adesso doveva aspettarlo di nuovo. Sperava che questa fosse l'ultima volta.
Mettendo una mano dentro la tasca dei suoi pantaloni, si voltò indietro per essere sicuro che Ron e Hermione non lo vedessero, ed estrasse lentamente il nastro per capelli che aveva rubato a Ginny prima di partire dalla Tana.
Hermione gli aveva raccontato che in passato i cavalieri che andavano in battaglia portavano sempre con loro un dono delle loro dame - di solito era una sciarpa o un foulard. Era una cosa stupida, rubare il nastro per capelli di una ragazza, ma Harry, ricordando quei racconti, se l'era preso senza pensarci su.
E così ora, se era tormentato da un'altra delle sue notti insonne, prendeva il nastro tra le mani e riandava col pensiero ai momenti preziosi vissuti con Ginny.
Harry piegò un braccio dietro alla testa, e attorcigliò il nastro tra le dita. Senza gli occhiali tutto intorno a lui era sfuocato, ma, per qualche strana ragione, riusciva a vedere chiaramente con gli occhi della mente quel memorabile giorno in sala comune.
Hermione gli diceva sempre che agiva senza pensare. Quel giorno non aveva pianificato di baciare Ginny, era successo e basta. Ed era stata un'esperienza molto più piacevole del suo primo bacio. Non aveva avuto tempo per anticiparlo; l'unica cosa che era contata in quell'attimo era stata Ginny tra le sue braccia e quella specie di scarica elettrica che aveva attraversato il suo corpo al contatto con lei.
Passato quell'istante, stare con Ginny era stato facile.
Lei lo capiva ad un livello basilare. Forse perché anche lei conosceva il tocco di Tom Riddle,e ad un livello probabilmente anche più profondo di quanto non lo conoscesse lui. O forse era solo perché durante gli anni trascorsi ad aspettarlo lo aveva osservato bene e aveva imparato a conoscerlo.
Per una volta i pettegolezzi della scuola non lo avevano infastidito. Aveva sentito molte storie interessanti sulle sue presunte avventure con Ginny; lei ci rideva sempre su e ci costruiva sopra una qualche battuta divertente. Harry aveva imparato presto che adorava farlo ridere.
Le risate sembravano essere una parte fondamentale della loro relazione.
"Ungaro Spinato," sussurrò nell'oscurità, sorridendo tra sé.
Non ricordava di averle chiesto esplicitamente di diventare la sua ragazza. L'aveva baciata e improvvisamente erano diventati una coppia. Non che la cosa gli fosse dispiaciuta. Tutto era così semplice con Ginny. Anche quando erano impegnati in qualcosa di noioso come i compiti, si sentiva tranquillo quando lei alzava la testa dai suoi libri e faceva una delle sue facce buffe.
Harry ridacchiò al ricordo di una di quelle particolari occasioni.
Con un sospiro rimise il nastro in tasca. Il funerale di Silente non era stato doloroso soltanto perché aveva dovuto dire addio a una persona cara, ma anche perché aveva dovuto separarsi da Ginny.
Era stato sciocco aspettarsi lacrime di rabbia da parte sua; non era certamente lo stile di Ginny, soprattutto se c'era lui di mezzo. Ginny era sempre stata così paziente nei suoi riguardi. Una cosa questa per cui le sarebbe stato grato per sempre.
"Harry?"
Con uno scatto sollevò la testa piegandola all'indietro verso il sofà.
"Torna a dormire, Hermione," sussurrò piano, anche se di certo non correvano il rischio di svegliare Ron.
Gli occhi della ragazza riflettevano la luce lunare che penetrava dalla imposte. Strinse il cuscino a sé, scuotendo il capo.
"Non ti preoccupare," disse la strega più intelligente che Hogwarts avesse mai conosciuto. "Torneremo, e Ginny sarà là ad aspettarci."
Il cuore di Harry ebbe un sussulto al suono del suo nome, ma annuì stoicamente.
"Lo so," rispose con voce calma. "Smettila di leggermi nel pensiero e dormi."
Hermione rise leggermente mormorando tra sé qualcosa come "maschi", e poi si rimise a dormire.
Harry si assicurò che si fosse riaddormentata prima di appoggiare di nuovo la testa sul cuscino.
Guardando di nuovo il soffitto, corresse leggermente i suoi precedenti pensieri.
No, non era innamorato di lei. Non ancora, per lo meno.
Forse un giorno, quando tutto sarà finito e non ci sarà più bisogno di aspettare...
Harry si girò su un fianco, abbracciò il cuscino e permise ai suoi sogni di condurlo tra le braccia di Ginny.
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